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Stična 17
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Slovenia
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Nel Museo del Cristianesimo in Slovenia espone due mostre permanenti:
La vita dietro le mura badiali
La mostra dal titolo, la vita dietro le mura badiali, prende in rassegna la ricca storia dell’Abbazia Cistercense di Stična, il complesso monastico più antico fra quelli tuttora attivi in Slovenia. Con i suoi 900 anni di storia esso ha segnato a fondo ed in un vasto raggio il cuore dell’odierno territorio sloveno, sotto il profilo religioso, economico e culturale.

Janez Vajkard Valvasor: Topographia Ducatus Carnioliae Modernae, 1679
Si possono visitare le officine badiali che conservano gli attrezzi appartenuti alle più svariate mansioni (l’officina del calzolaio, la sartoria, il caseificio), nonché gli utensili utilizzati per la cottura delle ostie e, più in generale, in cucina. Sono esposti pure gli attrezzi agricoli e quelli da apicoltore.

L’officina del calzolaio
La sala successiva è dedicata a due dei monaci più in vista del XX Secolo: padre Simon Ašič e padre Gabrijel Humek. Padre Simon Ašič (1906–1992) è noto in Slovenia soprattutto come eccelso erborista, affermatosi in virtù dell’opera profusa e dei suoi libri sulla medicina naturale che si avvalsero del potere terapeutico delle piante medicamentose. Vi sono esposti alcuni oggetti d’uso personale ed una farmacia portatile, a lui appartenuti. La sala custodisce inoltre un florilegio della ricca produzione pittorica di padre Gabrijel Humek (1907–1993).

La macchina dattilografica di padre Simon Ašič, secolo XIX, N° d’inv.
La collezione d’opere d’arte del secolo XX si compone di dipinti e di statue creati dai maggiori artisti sloveni: Matej Sternen, Ivana Kobilica, Ivan Vavpotič, Ivan Grohar, Maksim Gaspari, Maksim Sedej, Lojze Spacal, Anton Gojmir Kos, Albert Sirk, Matej Metlikovič, France Kralj e Franc Gorše.
La collezione storico-culturale di Leopold Kozlevčar propone dei pezzi di mobilio in stile Bidermayer, orologi dei primi dell’Ottocento, manufatti in porcellana e vetro nonché opere pittoriche. La maggior parte degli oggetti esposti appartiene alla collezione privata di Leopold Kozlevčar (1904 - 1988).

Armadio, secolo XVIII, N° d’inv. K 1338
La collezione d’oggetti di devozione raccoglie una scelta di manufatti d’utilizzo corrente da parte dei fedeli. Sono esposte statue ed immagini di santi, vetrocromie, crocefissi lignei, ex voto, aspersori, presepi, rosari ed altri ricordi di pellegrinaggi, risalenti soprattutto ai secoli XIX e XX.
La sala dei Santi offre al visitatore una serie d’effigi di Sante e Santi. Campeggiano in tal novero le raffigurazioni di San Vito e di San Floriano, opera del celebre pittore barocco sloveno Fortunat Bergant. Compongono inoltre il corteo Santa Cecilia, Santa Clara, Santa Margherita, San Sebastiano ed altri santi ancora.

Anonimo, Santa Cecilia, particolare, olio su tela, secolo XVIII, N° d’inv. ŠLU 33
La collezione di paramenti liturgici propone stole ricamate a mano, dalmatiche ed altri paramenti risalenti ad un periodo che va dal Seicento al Novecento. Sono esposte anche alcune insegne nobiliari degli Abati di Stična.
Nella cosiddetta Fortezza Laurenziana sono esposti oggetti legati alla missione dell’Abbazia di Stična. Vi compaiono i ritratti d’alcuni Abati di Stična, la ricostruzione di un centro scrittorio, il facsimile di un manoscritto sitticense del Quattrocento e numerosi volumi a stampa dell’era moderna.

La ricostruzione del centro srittorio
Il Tesoro custodisce oggetti ed arredi liturgici (calici, cibori, ostensori), croci da processione, candelabri, reliquari ed una collezione di pezzi unici di figurine in cera, fra le quali spiccano due esemplari di Gesù Bambino di fattura praghese del Settecento.

Croce da processione in argento, particolare, secolo XVIII, N° d’inv. S 238
La storia del Cristianesimo in Slovenia
L’esposizione permanente sulla storia del Cristianesimo in Slovenia, che si svolge al secondo piano del Museo, è la prima, nel suo genere, in Slovenia. Essa si snoda in ordine cronologico attraverso dodici sale espositive. Il visitatore può apprendervi notizie sugli albori del Cristianesimo in queste terre nel III secolo per seguirne poi lo svolgimento attraverso 1700 anni di storia fino all’anno del Giubileo del 2000.

Le prime due sale si soffermano sul Cristianesimo d’epoca tardo antica ed alto medievale (secoli III - XI). Il visitatore vi viene edotto sui primordi del Cristianesimo in queste terre. Ci si sofferma in particolare sulla figura del vescovo di Ptuj (Poetovio) Vittorino, del vescovo Modesto e dei fratelli Santi Cirillo e Metodio. Fra gli oggetti spiccano una fibula originale in bronzo del secolo IV ed il facsimile dei Monumenta Frisingensia, redatti on un arco di tempo che va dal 972 al 1039.
Segue la sala dedicata al Medio Evo (secoli XII - XIV) ed all’impianto di un’organizzazione ecclesiale stabile in quell’intervallo temporale. Risale a quel periodo la fondazione delle prime parrocchie, l’avvio dell’opera dei primi monasteri. Al visitatore sono fornite nozioni particolareggiate sulla presenza degli ordini monastici in queste terre: Benedettini, Certosini, Cistercensi, Cavalieri di Malta, Cavalieri Teutonici, Monache Clarisse, Dominicani, Agostiniani ed altri.
La sala dedicata al secolo XV pone l’accento sulle invasioni turche, sulla fioritura delle città e sugli ordini mendicanti. Fra gli eventi più rilevanti che hanno contrassegnato il Cristianesimo in terra slovena in questo periodo, vanno annoverati la fondazione della diocesi di Ljubljana (1461–62) e del Capitolo Collegiale di Novo mesto (1493–94). Gli oggetti maggiormente in vista in questa sala sono gli affreschi gotici e la vetrata, opera di Janez Ljubljanski, nonché alcune opere scultorie dell’epoca.

Santa Margherita, statua, circa 1389, N° d’inv. 3825
Il secolo XVI si contraddistingue per l’avvento e la diffusione della Riforma e del protestantesimo e per l’impegno profuso dai predicatori protestanti a favore dell’affermazione della lingua slovena in ambito liturgico. Il visitatore potrà conoscervi i più importanti autori protestanti sloveni: Primož Trubar, Sebastjan Krelj, Adam Bohorič, Jurij Dalmatin. L’elemento espositivo di maggior spicco è dato dal facsimile della Bibbia, nella versione slovena curata da Jurij Dalmatin (1584).
La sala successiva ci conduce ai secoli XVI e XVII, al periodo della Controriforma e del rinnovamento della Chiesa. All’indomani del Concilio di Trento (1545–1563) si manifestarono anche in queste terre le spinte al rinnovamento della Chiesa Cattolica. Fra i protagonisti di maggior spicco del movimento vanno annoverati l’ordine dei Gesuiti e quello dei Cappuccini, attivi, all’epoca, anche in terra slovena. Fra gli oggetti di maggior interesse, esposti nella sala, è da ammirare la cosiddetta casula sacerdotale di Gabrk, risalente al Seicento.

Sant’Andrea, statua, secolo XVIII, N° d’inv. K 436
La fioritura dell’arte barocca e le riforme teresiane e giuseppine sono al centro dell’esposizione nella sala successiva. Nei secoli XVII e XVIII furono edificate numerose nuove chiese, dotate di arredi in stile barocco. Le riforme giuseppine in campo ecclesiastico cattolico produssero notevoli novità: il riassetto delle diocesi, la soppressione delle devozioni popolari, l’abolizione della maggior parte dei monasteri ecc. Ai primi del secolo XVIII si estende alle nostre terre l’attività dell Monache Orsoline, alla benemerenza delle quali va ascritta l’introduzione dei primi corsi scolastici dedicati alle ragazze in ambito sloveno. Sono degne di nota, infine, in questa sala, alcune statue barocche ed il dipinto raffigurante San Nicola, opera di Valentin Metzinger.

V. Metzinger, San Nicola di Mira, particolare, olio su tela, circa 1740, N° d’inv. L2
La sala successiva è dedicata al secolo XIX. I due temi centrali sono le rivoluzioni del 1848 ed il Risorgimento nazionale degli sloveni. Il rimaneggiamento più profondo riguardò, in quel periodo, la diocesi di Lavant, trasformatasi in diocesi di Maribor, ad opera del vescovo Anton Martin Slomšek (1800–62). Al visitatore sono inoltre presentati alcuni altri protagonisti del risveglio nazionale sloveno, sorti dalle file cattoliche (Matija Majar–Ziljski, Anton Korošec, Janez Evangelist Krek ed altri).
L’ultima sala espositiva è dedicata al secolo XX e si rivolge in particolare agli accadimenti della prima e della seconda guerra mondiale, ai rivolgimenti sociali ed all’emancipazione della Repubblica di Slovenia. Fra gli oggetti più insigni, esposti in questa sala, si noti il calice per la celebrazione della prima messa di F. Dolinar, opera eseguita su disegno del più celebre architetto sloveno del Novecento, Jožef Plečnik.

Anonimo, Anton Bonaventura Jeglič, particolare, olio su tela, primi del Novecento, N° d’inv. ŠLU 997
Una sala è dedicata alla devozione popolare, che si manifesta, fra l’altro, anche nell’erezione del sepolcro divino il Venerdì di Pasqua e nei pellegrinaggi in terra sia slovena, sia straniera. Molti fedeli hanno reso omaggio alla Madonna ed ai Santi di innumerevoli ex-voto, ed hanno riportato dai pellegrinaggi, per ricordo, figure, rosari, statuine e ceri.
L’archivio del vescovo missionario Friderik Irenej Baraga
La collezione d’esemplari originali delle prime opere, degli oggetti e della corrispondenza appartenuti al vescovo missionario Friderik Irenej Baraga (1797–1868) e il fondo librario d’opere sorte fra l’emigrazione slovena negli USA, in Canada, Argentina e Australia, raccolto e curato dal sacerdote salesiano Karel Ceglar (1912–1999), vissuto nel dopoguerra in Canada.

L’archivio del vescovo missionario Friderik Irenej Baraga